19.06.2026
Charlie Brown
"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)
19.06.2026
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«A me dà solo fastidio il comportamento che ha cominciato ad avere da quando tu e Ciccio⁵ l’avete tirata fuori dall’ascensore quando è rimasta bloccata la sera della partita»
«Vuoi farmi un favore?»
«Sentiamo, qual è ‘sto favore?»
«Nun me fa’ arricuorda’⁶ quella sera» mi rispondesti con occhi supplicanti, e poi subito dopo «ma perché, che comportamento sta avendo la signora Pontuti?»
«Non fare finta di non essertene accorto»
«E mo’ cos’è ‘sta cosa di cui non mi sarei accorto?»
Ti fissai, aprii e chiusi la bocca. Non sapevo come dirtelo, poi ti risposi biascicando le parole facendo vagare lo sguardo per la stanza e cominciando a giocherellare con la punta dei capelli arricciandole tra le dita.
«Diciamo che ultimamente la Signora Pontuti gira un po’ troppo intorno al nostro pianerottolo».
Sospirasti lasciando cadere le spalle e rilassando i muscoli. Poggiasti i libri che avevi ancora in mano, in attesa di essere sistemati nella libreria, sulla scrivania accanto.
«Vabbè, quella volta era scesa per chiedere se avevamo un po’ di sale»
«E la volta dopo se avevamo il caffè»
«Sì, pure il caffè…» mi facesti eco e annuendo con la testa.
Io, imitando il tuo gesto «… e sempre il giorno appresso, con la scusa che le era caduta una maglietta sul nostro balcone, tu glielo hai pure offerto ‘o cafè».
Un breve silenzio come diversivo per trattenere il tuo (solito) risolino divertito.
«E ti ricordi come mi si è rivolta? Mi ha chiamata ragazzina. “A ragazzina nun c’ha niente in contrario si me fermo dieci minuti a scambia’ du’ chiacchiere con lei, vero Ingegnere?”»
«E tu ti ricordi che io da dietro ti facevo segno di non replicare?»
«Sì me lo ricordo, in certi casi è meglio tacere, lo dici sempre. Anche per una questione di educazione»
«Comunque, al di là delle tue previsioni, quella volta fu una piacevole mattinata».
Feci una smorfia che non era né un sì né un no (mi seccava darti sempre ragione).
«Tornando all’argomento, questo ti dà il diritto di insultarla? Non vorrai mica metterti cu ‘a scuppetta ‘mmano⁷ e far fuoco su tutte le gentili signore che passano su questo pianerottolo solo per…?»
«Oh adesso mi hai stancata» esplosi «ora non mi è neanche più permesso farti un complimento?»
«Insomma ti ricordi di Erostrato?» glissasti su quel momento che era diventato piuttosto imbarazzante per me e che alla tua sensibilità d’animo non era passato inosservato.
Dicevo, eccome se mi ricordo!
«È la storia, insieme a quella del contadino cinese, che ricordo meglio di tutte».
“Si racconta che a Efeso, molti secoli or sono, un vecchietto di nome Erostrato un giorno si sia detto: «Ho compiuto ottant’anni e non ho mai fatto nulla di rimarchevole. Morirò e nessuno si ricorderà più di me. È urgente, allora, che mi dia da fare». Dopodiché incendiò il tempio più prestigioso della città, quello di Atena. Quindi si piazzò davanti all’edificio in fiamme e si mise ad urlare con quanto fiato aveva in gola: «Cittadini di Efeso: sono stato io a incendiare il tempio! Mi chiamo Erostrato. Ricordatelo anche ai vostri figli: E-ro-stra-to». Al che gli arconti lo fecero portare via dalle guardie, pur senza sbatterlo in galera. Multarono, invece, chiunque ne pronunciasse il nome. Alla fine, comunque, la spuntò lui, l’esibizionista, tant’è vero che proprio io, in questo momento, lo sto nominando. Ebbene, ancora oggi molti dei nostri amici hanno il complesso di Erostrato: smaniano per farsi ricordare, sia pure per ragioni infamanti”. ⁷
La storia di Erostrato, insomma, non serve ad altro che farci riflettere su quanto sia importante per gli uomini (inteso come genere umano) farsi riconoscere e convincersi della propria esistenza. Come a dire che se non veniamo notati, se non veniamo ricordati, se di noi nessuno ne parla contiamo meno di niente, anzi non contiamo affatto perché “se nessuno mi vede, mi pensa o si accorge di me, vuol dire che non sono né nato e né morto, di conseguenza non esisto”.
«Ebbene, per rispondere alla tua osservazione, credo che la dimostrazione della propria esistenza sia un bisogno irrinunciabile dell’animo umano. C’è chi ci riesce col lavoro, chi con l’arte e chi, purtroppo, col crimine. Mettici poi la potenza amplificata dalla televisione e dei giornali e il risultato, talvolta, può essere dei più disastrosi».²
«Sì, lo avevi detto anche quella sera a cena servendoti di una similitudine col palcoscenico del Parioli (del resto tu sei un habitué). Aspetta… com’era? “Non c’è auto fuoriserie, laurea ad honorem, donna supersexy o pranzo raffinato, che regga il confronto con il palcoscenico dei Parioli. Sentirsi dire il giorno dopo: “Ieri sera l’ho vista in TV” è il più alto riconoscimento ottenibile oggi in Italia, pari, forse, al solo premio Nobel”»⁸.
Quindi, di cosa dovrei stupirmi?
Siamo tutti condannati al dominio delle nostre passioni, il discorso si riallaccia sempre al concetto della vita e della morte.
Dicevi che la gente è succube delle sue manie e dei suoi desideri, un’altra delle tante era l’irrefrenabile istinto di andarsene a zonzo rifiutandosi di starsene a casa, come se le pareti della propria casa emanassero odori pestilenziali… e questo perché? Per distrarsi e non pensare alla morte. Ti immagini a fare una vita senza rincorrere il potere, il denaro, il successo? Sì Lucia’, forse saremmo tutti delle persone migliori, un mondo dove tutti rispettano tutti, armonioso, pieno d’amore, di gioia e di amicizia. Non ci sarebbero invidia, odio, frustrazione, violenza; qualche chiacchiera col vicino tanto per sapere come se la passa, o una barzelletta con l’amico, uno scambio di battute col prestinaio o il fruttivendolo, una passeggiata a spasso col proprio cane nelle prime ore del mattino o sul calare della sera accompagnati dal venticello serotino… roba così. Certo, ci perderemmo le tante meraviglie del mondo, ognuno resterebbe confinato a coltivare il proprio orticello senza spingersi oltre la linea del territorio facendo venir meno la curiosità (o l’economia o il dannato consumismo), ogni cosa ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi.
E dei premi Nobel? Cosa mi dici del Riconoscimento più prestigioso?
Tu non hai mai vinto un Premio Nobel, non hai neanche mai vinto il Premio Napoli figuriamoci! E la cosa è tanto più assurda se penso che proprio tu che hai fatto conoscere la tua città a tutto il mondo, tu che ne hai sempre decantato il linguaggio, la cultura, la storia, i quartieri, le tradizioni, la musica, il cibo, tu che eri l’essenza della tua terra, ne sei rimasto escluso. Oggi danno onorificenze, titoli, cittadinanza a chi non ha nessun merito o diritto di rappresentare il tuo popolo… eh sì, ci vuole un coraggio da leoni oggi per non farsi schiacciare e scegliere l’intelligenza e la creatività al posto dell’idiozia.⁹
Stai tranquillo, la mia non era un’offesa. Non ce l’ho con nessuno. Non voglio offendere nessuno. Mi sono stancata persino di offendere – mi riferisco a tutte quelle volte in cui è successo, distrattamente e senza prestare la minima attenzione, che ho insultato qualcuno – e poi non ne vale neanche la pena.
19.06.2026
(continua)
² «Qualcuno ha detto, non ricordo chi, che sembra che il Paradiso funzioni così: basta pensare un luogo e quello subito si manifesta. Dunque mi trovo dove ho sempre sperato di andare». «Perché, a che luogo hai pensato?». «A Napoli, ovviamente» (tratto da: Chi non muore si rivede di Paola e Luciano De Crescenzo, Mondadori Editore 2026.
⁵ L’attore Francesco De Rosa.
⁶ Trad: non farmelo ricordare.
⁷ Trad.: col fucile in mano.
⁸ Abstract del capitolo sulla vanità de Il tempo e la felicità di Luciano De Crescenzo, Mondadori Editore 1998.
⁹ Cit. di Luciano De Crescenzo sull’uso e gli effetti della televisione.
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In alto a partire da sinistra Monica Bellucci per il calendario GQ 2001 (foto: Gian Paolo Barbieri), Leonardo Di Caprio nella pellicola Celebrity di Woody Allen del 1998, Raoul Bova per Armani, il cantante Damiano David, la pop star Elodie e Can Yaman, attore e modello turco
«A fare che?» domandavi davanti alla libreria del tuo studio intento a fare ordine nella stanza e concentrato a sistemare un libro dopo l’altro al posto suo.
«A far diventare semplici anche le cose più complesse e a rendere divertente anche ciò che è noioso da morire»
«Oggi hai voglia di perderti in chiacchiere»
«Non fare il modesto. Com’è che quando si tratta di farti un elogio svii sempre il discorso su altro? Ti imbarazzano i complimenti?»
«Senti chi parla!».
Voilà! Un altro libro infilato nella scansia mentre ti sbocciava un sorriso sulle labbra.
«Lo vedi che lo fai apposta? Perché non ammetti mai le tue capacità e le tue qualità? Gli altri tuoi colleghi lo fanno, anzi muoiono dalla voglia di essere intervistati e prendere parte alle trasmissioni televisive, alle conferenze o a qualche altro evento sfoggiando la loro grande eloquenza per far vedere quanto sono bravi, quanto sono affascinanti, quanto sono belli, simpatici e intelligenti, che il loro bagaglio culturale non è pari a quello di nessun altro, che sono pronti a darti la soluzione a qualsiasi problema, che sono i privilegiati del sapere, che sono al corrente delle dinamiche funzionali dell’universo, che solo loro sono in grado di comprendere gli altri, e che sanno essere persone tanto, tanto magnanime, sensibili e altruiste quando si tratta di difendere i diritti degli altri e della povera gente»
«Tutto quello che penso, tutto quello che ho da dire lo scrivo e l’ho sempre scritto nei miei libri, poi se qualcuno ha piacere di avermi nelle sue trasmissioni ci vado perché sarebbe scortese rifiutarsi di prendere parte ad una discussione»
«Purché la discussione dia buoni frutti e non sia il solito vaniloquio della vanità»
«Che ci vuoi fare? La vanità è una passione della natura umana, tutti chi più e chi meno siamo dei vanitosi. C’è poi chi la ostenta in maniera esagerata, e chi invece la nasconde o sa meglio nasconderla. Come ti ho sempre detto… guai a cadere schiavi delle passioni! Oltretutto, resistere alla vanitas equivale a raggiungere il vertice di ogni saggezza. Ti ricordi di quella volta a cena quando raccontai della leggenda di Erostrato ai nostri ospiti?»
«E come se mi ricordo! Si era imbucata pure quella disgraziata della signora Pontuti a quel convivio»
«Tu hai sempre parole gentili quando si tratta di quella poverina»
«Ma quale poverina Lucia’. Ribadisco: quella una zoccola è, e zoccola resterà»
«Perché devi sempre insultare, dare giudizi affettati senza sapere cosa c’è dietro alle persone, chi sono e cosa stanno passando affidandoti esclusivamente a dei pettegolezzi? Perché? Perché fare pezza da piede la loro sensibilità, trattarle come se non avessero importanza, riversare il tuo odio, sminuirle, solo per il gusto di mostrarti migliore di loro? Davvero ti fa sentire meglio dopo che l’hai offesa?»
No, non mi sento meglio. Hai ragione tu. Perdinci, hai sempre ragione tu.
Sto malissimo Lucia’, divento brutta e cattiva quando insulto. E poi me ne pento.
Insultare qui è diventato un mestiere, lo sai questo? Certo, il dileggio è sempre stato un parassita nel tessuto sociale ma adesso abbiamo raggiunto (o forse no?, dubitare è lecito me lo hai insegnato tu) l’apogeo dell’esagerazione, come se essere esagerati desse più soddisfazioni, come se ci si sentisse più appagati, come se si concorresse ad una gara dove chi più insulta più si mostra “sapiente” dimostrando di essere il custode del Sapere (quale Sapere poi?).
Insultare va di moda. Insultare ormai è la moda. Guai se non aderisci al PDDI (Partito Democratico dell’Insulto, sì perché se tu hai il diritto di offendere è mio diritto contro attaccare): la legge degli Idioti.
Ricordo quando parlavi della misura, del tuo Partito dell’Acqua Tiepida (PAT). Un po’ a ciascuno non fa male a nessuno. Era la regola che ci insegnavano quando eravamo bambini e facevamo i capricci, lamentando a chi dovesse spettare l’ambito premio perché era il più bravo e il più obbediente di tutti i suoi fratelli, sorelle o amichetti. Alla fine “i grandi”, per non creare malumori, accontentavano tutti noi piccini: nessuno se ne tornava a casa o a letto senza aver conquistato la sua piccola parte di premio.
Premio fa rima anche con De Crescenzo… non è strano, Lucia’?
Ma davvero sei tra le nuvole bianche, merletti del cielo, dove la pioggia cola dai fori e con gli orli il sole si diverte a disegnare strane ombre sui pavimenti, tra un angolo e l’altro dei muri delle case, dei lampioni, degli alberi, dei tetti, dei balconi…?
Oppure sei tornato alla tua città, ai tuoi colori, alla tua gente, alle tue canzoni, alle tue poesie e al tuo calore? (Lucia’, niente niente stai sugli spalti dello stadio Maradona in attesa della partita del Napoli che non vedi l’ora di godertela in diretta?)²
Stanno avvenendo cose brutte Lucia’, brutte assai; forse è un bene che tu te ne sia andato prima di tutto questo, prima che scoppiasse la guerra in Iran, in Israele, in Ucraina, prima dell’A.I., prima delle baby gang che imperversano sempre di più nelle strade, degli stupri, dei femminicidi sempre più aggressivi e numerosi, della crisi economica che divampa di giorno in giorno, del COVID che ci ha reso tutti più soli e ha contribuito ad accentuare il fenomeno social/internet/mito di Narciso.
Sai che l’ultimo bersaglio di offesa è stata una soubrette? Che poi la definizione non è neanche esatta perché nella sua carriera non è stata – e non è – solo una soubrette, ma anche una presentatrice, una ballerina, un’attrice, un’indossatrice e una cantante argentina (sì, proprio come Diego). Motivo dell’insulto? La showgirl in questione ha avuto un crash, un down, un failure.
Scusa. Ci sono cascata di nuovo. Ricordo che non hai mai saputo spiegarti il perché di questi “inglesismi” o “americanismi” inseriti di tanto in tanto nella lingua italiana³, ebbene lascia che ti spieghi: la ragazza, da un po’ di tempo, soffre di depressione e di attacchi di panico. I vicini di casa l’hanno sentita urlare nel suo appartamento a Milano… chiedeva aiuto… da quel che riportavano i giornali era sola nel momento in cui ha urlato agli altri la sua disperazione, per fortuna che i soccorsi sono stati tempestivi e così si è potuto subito tradurla in ospedale, ma la fase brutta non è ancora del tutto passata. Ha bisogno di cure, ma soprattutto di conforto, di tanto amore e di attenzioni.
Dopo l’accaduto, i suoi detrattori, i suoi nemici e gli invidiosi hanno strumentalizzato la notizia per farne pezza da piedi. Come sai, questa ragazza è molto bella oltre che essere molto brava e competente nel settore in cui opera. E dove c’è talento, bellezza, successo ma, soprattutto, fortuna – o ciorta per dirla con parole tue – la cosa suscita molta, molta invidia. E cattiveria (ma è cattiveria o stupidità Lucia’?)⁴.
La notizia – che forse in tante agognavano – è stato un pretesto per prendersi gioco di lei, e nel modo più subdolo e abietto.
Hai visto? Hai fatto tanto la smorfiosa e ora che non ti calcola più nessuno, manco quell’altro ex ballerino del tuo ex marito, t’ha preso la depressione
Ben ti sta, mica pretendevi di essere sempre la numero Uno?
C’è di meglio di una come te
Ma quale showgirl e showgirl? Ma quali sono le doti di questa qua, che non sa fare niente! Tra l’altro, non è neanche tutto ‘sto granché!
Questa è la fine che fanno i grandi artisti o chi si crede di essere immortale
Ma guarda un po’, sei caduta dal piedistallo? Poverina!
Ma che pensasse a chi sta veramente male, tipo i bambini ricoverati nei reparti oncologici
Se lo merita, è una pu*****, magari fosse la volta che crepa
Sei brutta, non mi piaci, non mi sei mai piaciuta
Un’altra delle sue trovate per avere visibilità?
Ma non finisce qua, perché non finisce Lucia’ credimi, non finisce mai. Anche dopo il referendum sulla “giustizia” ad un altro attore – uno dei tanti testimonial della campagna referendaria di quei mesi – è stato detto di peggio. C’è stata una vera e propria guerra di odio sui social, e questo solo perché aveva espresso il suo pensiero sul tema che non andava bene a quanti non la pensassero come lui (è cattiveria o stupidità?), un orientamento – quello manifestato dal personaggio – che ha avuto la meglio visto il risultato allo spoglio, e che ha esacerbato la violenza e la frustrazione di chi sperava in un’inversione di rotta del sistema.
C’è chi invece preferisce non dar retta alle critiche, voltando le spalle. Ti chiedo: è da impavidi o da pusillanimi?
So già cosa mi risponderesti, sì… so cosa mi risponderesti.
Nella foto: Vincent Cassell e Monica Bellucci
16.06.2026
(continua)
² «Qualcuno ha detto, non ricordo chi, che sembra che il Paradiso funzioni così: basta pensare un luogo e quello subito si manifesta. Dunque mi trovo dove ho sempre sperato di andare». «Perché, a che luogo hai pensato?». «A Napoli, ovviamente» (tratto da: Chi non muore si rivede di Paola e Luciano De Crescenzo, Mondadori Editore 2026.
³ “Oggi in tanti, non so perché, non riescono a finire una frase se non ci infilano dentro almeno un paio di vocaboli inglesi, o per meglio dire americani. Sarà colpa della globalizzazione, di internet o delle canzoni di successo, certo è che se non parli inglese sei out, cioè, volevo dire, sei fuori” (cit. tratta da Chi non muore si rivede di Paola e Luciano De Crescenzo, Mondadori Editore 2026).
⁴ Ecco la tesi di Socrate: «Praticare il bene è un affare. Se l’uomo non lo persegue, è solo perché non ha la minima idea di dove si trovi il bene. Pertanto non è malvagio, ma ignorante». Ed ecco quella di Eraclito: «Pochissimi sono quelli che valgono, tutti gli altri, pur avendo prestato orecchio, si comportano come i sordi, e anche quando si imbattono nella verità non sono in grado di riconoscerla». Come dire: se un ragazzo lancia i sassi da un cavalcavia sulle macchine in autostrada, non lo fa perché è cattivo o perché è insensibile, o perché non si rende conto che potrebbe ammazzare qualcuno, lo fa solo perché è stupido. Lo stesso dicasi del naziskin che si rapa la testa a zero e va in giro a insultare ebrei o a sprangare extracomunitari: è un cretino, tutto qui. (tratto da: Panta Rei, Mondadori Editore 1997).