L'illustrazione appartiene all'album di Mina, Caterpillar (anno 1991)
Voi umani avete le parole e non sapete usare il silenzio.
(Paolo Di Stefano, Una giornata meravigliosa Feltrinelli Editore 2025)
L’amore, la rabbia, il dolore
dici son tutti uguali per ognuno
dipende da quanto silenzio
è in grado di sopportare la solitudine.
Voi umani avete le parole,
noi gabbiani gli strilli
e quando ci stanchiamo ci alziamo in volo
in cerca di un cielo bulimico di colori
che ci tinga il piumaggio di altre emozioni.
Ieri è caduta una pioggia di seta e domani ne cadrà ancora
chi sei tu che vieni a turbare il sonno di questa signora?
Proprio tu qualche stagione fa
la fissavi malinconico e stanco da queste pozzanghere
ora non ne riconosci più il sentore di muffa e le pillacchere?
Così è la vita
ma per qualcuno il cappotto comincia ad essere pesante e stretto
con le tasche colme di forbici, polvere, singhiozzi e pietre;
allora sai
accade che si ammali
e non c’è cura che plachi le sue paure
e gli asporti i geloni dalle mani.
Ma tu, uomo, sei dotato di parola
da quando hai imparato a parlare
non fai altro che turbare,
trovi sempre nuove forme e nuove mode di comunicazione
è uguale per tutti, dici
siamo tutti tristezza, canzoni,
assassini d’amore.
Dove nasce il sangue e dove terminano le lacrime?
Perché le spine di queste rose mi feriscono come spade?
Voi umani amate le parole e adombrate il silenzio
eppure iniziate a germinare in un buio grembo
il mio occhio cieco è il tuo occhio cieco
quale verità sta meglio in bocca
quella di chi ha occhi per guardare ma non vede
o quella di un cuore solitario che tutto può e tutto sente?
La notte passa piano
ne fumo lenta una dopo l’altra,
come vedi sono capace anch’io a ricamare infinito
come infinito è il grigio che circonda
e il nero inchiostro e il nero carbone che mi macchia la gonna.
Non è vero che le passioni si somigliano tutte
fanno più male quelle taciute
costrette in un borgo di periferia
o da uno scambio che ti cambia la vita,
ho perduto qualsiasi grado di sopportazione
e l’ho perduto il giorno che hai perduto la lallazione;
ebbene sì,
voi uomini dacché avete imparato l’uso della parola
siete diventati tutti la stessa persona.
Ma passo ancora davanti alle vetrine che accolgono tue parafrasi manifeste
il mio cancello è ormai sbarrato da un pezzo,
ha denti aguzzi questa mite signora che un tempo amava sedurti
mi riempie la bocca di carbone e libera la tua dalle ragnatele
dove per anni il silenzio è stato prigioniero.
(Charlie)