Charlie Brown
"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)
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«Da come ne parli due persone non dovrebbero mai giurarsi amore eterno»
«Vedo che hai capito finalmente»
Mi grattai la testa ragionandoci su.
«Sì però…»
«Però? Cos’è che non ti è chiaro?»
Io ti voglio bene…
«Di chiaro mi è tutto chiaro per carità, ma…»
«…ma non sei convinta»
«Voglio dire… mettiamo il caso che in questo momento stia pensando ad un altro, o che me la stia spassando con qualcuno che non sei tu…come faccio a non pensare che ti sto facendo del male?»
«Tesoro mio ricorda: in una coppia ci sarà sempre qualcuno che amerà di più dell’altro e che, inevitabilmente, è destinato a soccombere. Per questo è preferibile di gran lunga l’amicizia all’amore perché il secondo può sempre finire da un momento all’altro laddove l’amicizia non può che crescere col tempo. Sono due sentimenti inversamente proporzionali. Poi mettici pure che nell’universo dell’amicizia non esiste la gelosia e il gioco è fatto. Sei mai stata gelosa di un amico o di un’amica tu?»¹¹
«No»
«Allora? Cosa hai di meglio da desiderare all’amicizia?»
Ma io ti voglio bene…
Di fronte al mio silenzio mi mettesti una mano sulla spalla e una sull’altra e mi costringesti a guardarti negli occhi.
«Ascoltami: se mai dovesse accadere che un giorno scopri di non amarmi più non fartene una colpa, perché vuol dire che avrai solo diminuito la misura dell’amore che provavi per me. È una cosa naturale, può accadere a te come può accadere anche a me, anche se ritengo più probabile che in questo momento della vita possa accadere più a te considerata la tua giovane età. Ricordati sempre che quando vuoi bene a qualcuno non commetti alcun peccato. Mi prometti che te ne ricorderai?»
Avrei voluto dirti che non sarebbe mai successo niente, che quello che mi prospettavi non avrebbe mai intaccato l’amore che provavo per te, che t’avrei amato comunque, nonostante gli altri, nonostante la vita, nonostante tutto.
Nonostante le tue parole quella sera mi sentivo legata a te più che mai, e mai mi erano stati tanto cari i tuoi insegnamenti come quella notte.
Avrei voluto dirti tante cose nella luce pallida della cucina, davanti alle tazze della nostra tisana, avrei anche voluto abbracciarti, tenerti stretto al cuore, dirti che nessuno avrebbe potuto sostituirti al mondo, nessuno avrebbe preso il tuo posto, ma non ne ebbi il coraggio. Tutto quello che avevo da dirti era prigioniero di un nodo alla gola, che mi strozzava il respiro e la voce, e mi rendeva infinitamente piccola e pavida di fronte a te.
Osservai il fondo della tazza che reggevo tra le mani, immaginando gli effetti delle proprietà magiche di quel liquido scuro che avrebbero agito su di me una volta che l’avrei ingerito tutto. Forse m’avrebbero aiutata a sciogliere quel grumo di parole che tenevo annodate in gola, e che mi impedivano di dirti cose a cui non riuscivo a dare un nome. O forse il gesto involontario di guardarci dentro, di non vedere altro che acqua, infuso e ceramica, era solo una scusa per sfuggire ai tuoi occhi.
Invece dissi: «Quindi, ricapitolando: se la Lussuria e la Gola non sono un peccato ma sono ambedue nient’altro che un vizio, vizio inteso come passione, come ad esempio il vizio di leggere, il vizio di fumare, il vizio di giocare a carte, il vizio di bere, il vizio di drogarsi… beh, certo sul bere, sul fumare e sul drogarsi qualcuno potrebbe sollevare qualche eccezione perché si tratta di cose che fanno pur sempre male, ma se è il soggetto che le compie per poter star bene con sé stesso o per ritagliarsi un minimo di piacere senza far male a nessuno, non c’è peccato. Perché, come hai detto tu, il Peccato è fare del male a qualcuno o desiderare il male di qualcuno. Così l’Invidia: se desidero ciò che ha un’altra persona – che io non posso avere – odiandola per ciò che lei ha e calunniandola per questa sua fortuna provando risentimento, rabbia, augurandogli sciagure e morte, sto commettendo peccato; al contrario se io uso questo sentimento di Invidia come un motore per spronarmi a fare del meglio e a dare il massimo senza serbare rancore e odio verso il prossimo non commetto peccato»¹²
«Lo vedi che ci arrivi da sola?»
«No, non da sola» dissi alzando il capo, questa volta senza vergogna e puntellando le pupille sulla tela benevolente del tuo sguardo «Grazie a te».
Sorridesti e, prima che potessi aprire bocca e per stemperare l’imbarazzo che sentivo montarmi addosso, ti invitai a tornarcene a letto. Mi sganciai di controvoglia dalle ali protettrici delle tue braccia, ti diedi le spalle, posai la tazza vuota della tisana sul tavolo al centro della cucina e feci per andarmene di sopra in camera mia.
«Scusa nu poco» così dicendo mi sentii afferrare da dietro per un braccio «io sono sceso di sotto perché mi sentivo male e non riuscivo a prendere sonno, ma tu per quale motivo sei scesa?»
Decisi di prendermi del tempo prima di svelarti la ragione che mi aveva spinta ad andarmene a zonzo al piano di sotto. Tergiversai con strani movimenti della testa, degli occhi, delle spalle e delle braccia, infine sbottai.
«Avevo fame. Tu hai mangiato stasera, io no».
(Fine quinta parte)
¹¹ Da Non parlare, baciami edito da Mondadori Editore di Luciano De Crescenzo.
¹² L’ultima considerazione è una riflessione dell’autrice.
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"I libri. Sistemare i libri.
E pare facile, sistemare i libri.
Invece ognuno ha un suo ordine, una disposizione.
Ognuno ha il suo criterio, e gli pare impossibile che si possa fare in un altro modo.
Si dice sempre che una casa dice molto di chi ci abita,
e invece se volete capire com'è il carattere di qualcuno, che sentimenti abbia, come la pensi,
be', dovete vedere come tiene i libri.
Naturalmente l'assunto vale per chi legge,
non per quelle capre ignoranti che in casa hanno la televisione e a stento qualche catalogo di mobili;
ma quelli nemmeno li prendo in considerazione, mica sono esseri viventi. Non vivono, quelli.
Sono esseri vegetanti, ecco quello che sono.
I libri sono l'arredamento della mente. Sono i mobili che contengono i sentimenti. Gli scaffali delle emozioni, gli sgabuzzini delle passioni.
Sono dei segnaposto, delle fotografie che si conservano in quelle scatole di metallo da biscotti,
apparentemente in disordine ma invece secondo un ordine preciso.
Io li sistemo, per esempio, per omogeneità emotiva.
I libri che mi divertono qui, in basso a sinistra, così se abbasso lo sguardo per i pensieri li trovo e mi tiro su.
Quelli che mi commuovono in alto, a destra, così li devo andare a cercare per forza, quando voglio sentirmi smuovere il cuore,
e non ci inciampo per caso mentre sto cercando qualcos' altro, magari da consultare.
Niente di peggio che inciampare nella commozione, così all'improvviso sembri un vecchio rincoglionito.
Meglio metterli fuori dalla vista, i libri che commuovono."
(Maurizio de Giovanni, Il silenzio grande - Tutto il teatro Einaudi Editore 2022)
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"Se viene fatto con amore il caffè può diventare buonissimo.
Veda: quello il caffè da dentro alla caffettiera lo sente se c'è simpatia
tra chi lo sta facendo e chi se lo deve bere".
(Luciano De Crescenzo, Così parlò Bellavista Oscar Mondadori Bestsellers 1986)
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«Non avresti dovuto preoccuparti per me. Sono stato bene, soprattutto perché ero in piacevole compagnia. Il cibo era buono ma la compagnia lo era ancora di più, è quella che ha reso la cena ancora più gustosa»
«No aspetta un attimo, fammi capire… quindi tu non hai mangiato perché avevi fame, ma per stare coi tuoi amici?»
«Ho commesso peccato?»
«E certo che hai commesso peccato delinquente che non sei altro!»
«Eeeeh addirittura delinquente?»
«Tu per godere della compagnia dei tuoi amici ne hai approfittato per godere dei piaceri del cibo, ti sei fatto prendere dai piaceri della gola, ti sei fatto sedurre dalla tavola, dal buon vino, dalle prelibatezze dei vassoi e dei piatti per soddisfare il tuo palato!»
«Maro’ che peccato!»
«Lucià non sfottere! Non sfottere! Si finisce all’inferno, lo sai questo?»
«Ma se ti ho appena detto che mangiare è un piacere naturale e necessario, come fa ad essere un peccato?»
«E io che mi faccio venire la strizza al pensiero di portarti all’ospedale… e tu sfotti»
«Definisci peccato»
«Eh no eh, non ci provare sai? Hai finito di intortarmi coi tuoi bei discorsi sulla religione, sulla politica, sulla fede, sul calcio, sulla compagnia, sul piacere, eccetera eccetera»
«Definisci peccato»
«Guarda che lo so dove vuoi arrivare, ma stavolta non mi fai fessa»
«Definisci peccato».
Insistevi. Come fosse un argomento che ti stava molto a cuore, come in seguito scoprii quella notte. Allargai le braccia, facendole ricadere sui fianchi, la vestaglia stropicciata, i capelli in disordine.
«Peccato è una cosa che non si fa, che è contraria ai precetti di Cristo e della Chiesa e del buonsenso comune»
«Dalli con la Chiesa… Possiamo per una volta tanto non tirare in ballo la religione e guardare le cose con più obiettività? Dar loro il senso di quello che sono?»
«E quale sarebbe ‘stu senso?»
«In fondo cosa vuol dire peccare? Ci hai mai pensato?»
«Ma se te l’ho appena detto»
«Non hai detto un bel niente, non me l’hai data una risposta e quella che mi hai dato è una risposta legata ad una convinzione le cui radici risiedono esclusivamente nel dogma della religione cristiana. Sai qual è il vero Peccato, quello con la P maiuscola? Fare del male a qualcuno, quello è il Peccato. Ammazzare la gente, torturarla, depredarla, dominarla, schiavizzarla, toglierle il pane, la dignità, l’identità, l’onore, privarla dei suoi affetti più cari, volere il suo male, essere indifferente al suo dolore, alla sua miseria, e non fare nulla per aiutarla, fregarsene, trattarla a pezza da piedi… quello è il Peccato! Allora tu mo’ mi devi dire che razza di peccato è la Gola se io mangiando non faccio del male a nessuno e faccio solo piacere a me stesso? Anzi, se proprio vogliamo metterla sul piano religioso, sto rendendo grazie a Dio per i beni che ci ha messo a disposizione su questa Terra come il cibo»
«E certo, e scommetto che avrai da dire pure sul peccato della Lussuria. Ho ragione oppure no?»
«Cos’è la Lussuria, sentiamo? Un peccato dove trai piacere dal piacere? Ed è peccato provare piacere?»
«Si chiama fornicazione»
«Ma che male c’è a fare l’amore? Posso capire se uno si mette a fare la guerra»
«Dipende con chi fai l’amore»
«Che significa “dipende con chi fai l’amore”? Io mo’ non sono libero di voler bene chi mi pare e di dimostrargli tutto il mio affetto? Questa presa di posizione della Chiesa che bisogna accoppiarsi al solo scopo di riproduzione della specie non l’ho mai capita, abbi pazienza. Che poi lo si faccia con una persona dello stesso sesso o con una del sesso opposto non vedo proprio dove si nasconderebbe il male. Ora, se i due amanti sono consenzienti, ed entrambi maggiorenni, perché proibire il sesso? È mai possibile farlo solo quando si è deciso di procreare?»⁸
«No, mai io sono d’accordo con te» ripresi la tazza che avevo poggiato lì accanto e rimasi un istante a riflettere su quanto avevi appena detto sorseggiando un altro po’ di tisana, poi ti chiesi «però se a farlo sono… come dire… due “occupati”?»
«Che intendi per occupati? Che sono legati da un vincolo matrimoniale?»
«Eh»
«Che il discorso non cambia di una virgola»
«Come sarebbe a dire che non cambia di una virgola? So’ sposati Lucià»
«Embè? Mica deve saperlo per forza il coniuge?»⁹
«Proprio perché non lo sa che si chiama tradimento! Come dice il nono comandamento? Non desiderare la donna d’altri»
«Ragazza mia tu però stai proprio fissata con questa cosa di vedere il peccato dappertutto»
«Ma se sei tu che sembri un maniaco!» spalancai gli occhi illuminata da un pensiero che cominciò a solleticarmi e da cui mi sentii parecchio infastidita «Che vai a fare quando torni a Napoli?»
«Niente, che vado a fare? Le solite cose. Vado a visitare la tomba di mammà e papà, passeggio per il lungomare, scambio due chiacchiere con quelli del quartiere di Santa Lucia dove sono nato e cresciuto, mi prendo un caffè a Piazza dei Martiri, poi mi faccio una lunga camminata verso via dei Mille…»
«È la verità o mi stai facendo tutto questo bel popò di discorso per dirmi qualcosa che non so e che devo sapere grandissimo fetente?»
«E no! No!» sbottasti alzandoti dal divano, la tazza di tisana ormai finita ancora tra le mani e che prontamente poggiasti sul tavolo della cucina «Perdonami cara, ma da te questo proprio non me lo aspetto! E basta con questi pregiudizi, questi sospetti, questa mania di etichettare! Solo per il fatto che sono nato e che ho vissuto a Napoli per tanto tempo non vuol dire che sono un poco di buono, tutt’altro! Lo ammetto: mi piace il buon cibo, mi piacciono le donne, mi piace la musica, il sole, il mare e la buona compagnia, ma questo non ha nulla a che vedere col Peccato di cui si sta discorrendo hic et nunc. Ribadisco, l’unico Peccato che riesco a immaginare è quello dove si fa del male a qualcuno»
«Voglio farti notare, mio caro, che coltivando “amicizie segrete” nel frattempo fai del male alla persona – ignara – che ti vuol bene»
«Lo hai detto: ignara. Fino a che ignora il fatto non proverà alcuna sofferenza, diversamente se lo venisse a sapere»
«Io mi preoccupo proprio del momento in cui lo verrà a sapere»
«Vorrà dire che quando verrà informata della cosa ne soffrirà, questo è certo; ma vogliamo mettere limiti all’amore?»
«Certo che no, chi ha mai detto niente… però Lucià scusa, la fiducia dove la metti? Cioè se io ti dicessi che mi fido di te…»
«E fai male! La fiducia coesiste con il sospetto di cui accennavo poc’anzi e che ti rode l’anima. Se c’è il Dubbio tra noi due, come in qualsiasi altra coppia che si rispetti, è segno di buona salute. Diffida della tolleranza illimitata, spesso coincide con la noia e augurati di avere incertezze sulla persona a cui tieni. Non dire “Ti amerò per tutta la vita”, è il peggior augurio che si possa fare. Meglio un possibilista “Fino a quando ti amerò lo farò con tutta me stessa, ma potrebbe anche finire domani.” Questa è onestà sentimentale»¹⁰.
(to be continued)
⁸ Cit. da Il caffè sospeso edito da Mondadori Editore di Luciano De Crescenzo.
⁹ Sull’argomento si legga il testo Sembra ieri edito da Mondadori Editore di Luciano De Crescenzo.
¹⁰ Tratto da: Ti porterà fortuna edito da Mondadori Editore di Luciano De Crescenzo.