"Ci vedrò sempre meno,
anche se non perderò la vista
diverrò sempre più cieca di giorno in giorno
perché non avrò più nessuno che mi veda".
(José Saramago, Cecità Universale Economica Feltrinelli Editore 2022)
Charlie Brown
"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)
"Ci vedrò sempre meno,
anche se non perderò la vista
diverrò sempre più cieca di giorno in giorno
perché non avrò più nessuno che mi veda".
(José Saramago, Cecità Universale Economica Feltrinelli Editore 2022)
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"Le persone non dicono sempre quello che pensano,
però mostrano sempre quello che sono.
Devi solo imparare a fare attenzione."
(Ettore Amato)
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«Ma tu non ti preoccupare per me, pensa al tuo di stomaco che al mio ci penso io»
«Ma che hai capito? Mica mi preoccupo del tuo stomaco, mi preoccupo del tuo cervello»
«Che c’entra il cervello?»
«E proprio tu me lo chiedi che col cervello ci lavori, ci campi e lo tieni sempre in allenamento? Mens sana in corpore sano» e così dicendo buttai un occhio al corpore che avevo davanti a me in quel momento «lo dicono anche i tuoi cari amici latini»
«Giovenale»
«Che dici?»
«Decimo Giunio Giovenale, poeta romano nato e vissuto tra il primo e secondo secolo dopo Cristo. La massima è tratta dalle sue Satire:“Orandum est ut sit mens sana in corpore sano”»³
«Sì certo, preghiamo che il peccato dell’ingordigia non venga più a tentarti altrimenti avoglia a chiedere l’intercessione di Dio!»
«Ma perché mangiare è peccato scusa?»
«Mangiare no, ma abbottarsi⁴ sì. La gola è uno dei sette vizi capitali, lo sai o non lo sai?»
«Su questa cosa che la gola è un peccato avrei qualcosa da ridire»
«E ti pareva che pure qua due parole le dovevi spendere»
«Partiamo col dire che Epicuro classificava i piaceri in tre tipi: ci sono i piaceri primari, ovvero quelli naturali e necessari, i piaceri secondari, ossia quelli naturali ma non necessari, e i piaceri vani, cioè quelli né naturali e né necessari. Al primo posto, nei piaceri primari, troviamo il mangiare, il bere, il dormire e l’amicizia…»
«…e fare sesso» aggiunsi io mettendo a bollire l’acqua per la tisana.
«No, è qui che ti sbagli. Il sesso si colloca nei piaceri secondari: è naturale ma non è necessario»
«Questo lo dici tu, guarda che ci sono persone per le quali fare l’amore è un bisogno naturale e pure necessario»
«Ma non diciamo sciocchezze! Non è che uno perché non fa l’amore muore, campa lo stesso. Diversamente dicasi se uno non mangia, non beve e se ne sta da solo tutto il tempo»⁵
«E io ti ripeto che c’è gente che fa l’amore tutti i santi giorni e che senza sesso non ci può stare. Quello è come un vizio, è un piacere eh, eccome se è un piacere… ma è pure un vizio»
«Vorrà dire che quando mi presenterai queste persone sarò onoratissimo di conoscerle»
«Me’ mo’ non lo so dove abitano, però so che ci sono. Di’ un po’, ti piacerebbe essere tra questi? A te comunque nella parte di Fra’ Luciano non ti ci vedo per niente»
«E passiamo alla terza categoria: i piaceri che non sono né naturali e né necessari come il lusso, la carriera, il titolo accademico, le onorificenze, i premi, il Potere… il nemico numero uno dell’Amicizia. A tal proposito, un’accortezza mia cara: ti pregherei di prestare attenzione, nel lungo percorso della vita che ti sorride, ai punti esclamativi e di farti accompagnare sempre dai punti interrogativi, e quando dico di farti accompagnare intendo proprio che devi andarci a braccetto»
«E che sono ‘sti punti interrogativi?»
«Il punto interrogativo è il Dubbio Positivo, il simbolo del Bene assoluto, al contrario del punto esclamativo che è il simbolo del Male. Quando per strada ti imbatti in questi sacerdoti del Dubbio Positivo vuol dire che sono brave persone, tolleranti, disponibili, democratiche, sempre pronte ad aiutare il prossimo, a metterci una buona parola; se invece dovesse capitarti di incontrare i punti esclamativi allontanati, scappa il più lontano possibile, non starci a perdere tempo, sono i paladini delle Grandi Certezze, i puri dalla Fede incrollabile: ed è lì che devi metterti paura, perché spesso la Fede è l’altra faccia della violenza»⁶
«La Fede?» feci per togliere il bollitore dall’acqua e versarla in due tazze e per poco non mi scottai presa com’ero dal discorso «A cosa ti riferisci? A quella religiosa?»
«Mi riferisco a qualsiasi tipo di Fede, quella religiosa, politica e ahimè» alzasti gli occhi al cielo «anche quella calcistica»
«Vuoi vedere che mo’ mi devo mettere paura pure di te?» risi porgendoti la tazza con dentro l’infuso della tisana.
«Io sono un uomo d’Amore»
«E da amare» sussurrai abbassando lo sguardo.
«Eh? Hai detto qualcosa?»
«Niente»
«Cosa stavamo dicendo?»
«Stavi parlando di Epicuro e del piacere»
«Te l’ho detto che quando ero al liceo era uno dei miei filosofi preferiti?»
«Sì me lo hai detto… a quanto pare non lo disdegni neanche adesso e s’è visto, sei un tipo godereccio tu»
«Eh no, non mi svilire Epicuro per cortesia perché se dici queste cose vuol dire che non hai capito proprio niente. Epicuro non rincorreva il piacere in quanto piacere anzi, una persona saggia deve imparare a vivere il presente, ad assaporare ogni istante di quello che ha, nella giusta misura e senza strafare. Non si può trascorrere la vita con un occhio al passato e con un altro proiettato verso il futuro. Che ce ne facciamo allora del presente? Te lo dico io che facciamo: adesso ci sediamo sul divano qui vicino al tavolino, ci beviamo questa bella tisana, io e te, e siamo felici perché ci godiamo questo momento e perché abbiamo la possibilità di godere di questa tisana squisita. Senti, senti, che bellezza! Che piacere! La senti come scorre liscia, calda, giù per la gola? E la vuoi sapere un’altra cosa? Questa tisana è buonissima, è ancora più buona di quanto mi aspettassi perché la sto bevendo con te»
«Veramente è una fetecchia»
«Ecco, lo vedi come sei? Concentrati sul sapore, sul momento, su noi due, sul senso di relax che ti concede la bevanda rilasciato dal suo torpore, vai dritto ai sensi, vai dritta, vai dritta, senti come scende?»
«Lucià, tu mi sa che hai scambiato la tisana per un’altra cosa»
«E io qua ti volevo!»
«Volevi cosa? Consumare in cucina?»
«No. Farti capire che se bevo una borraccia, una vasca, un pozzo di questa tisana non faccio del male a nessuno, solo piacere a me stesso»
«Ma ti gonfi come un pallone, come hai fatto questa sera a cena a casa dei tuoi amici!»
«E che sarà mai, al massimo mi butterò venti volte fuori dal letto per fare pipì ma senza aver ammazzato qualcuno»
«Ma tra le cose necessarie che annovera Epicuro… per caso, fare pipì o pupù è da considerarsi come piacere primario?»
«Se fare pipì e fare cacca ti fa star bene sì, direi proprio di sì. Perché me lo chiedi?»
«Perché tra un po’ se non vado a svuotare la vescica quella che si sentirà male sarò io, per adesso però posso ancora reggere, e poi il fatto qua⁷ è interessante. Quando sarò in bagno però tu diglielo a Epicuro che questa tisana è una vera fetenzia»
«Va bene, visto che in tema di piacere stiamo se ti fa piacere glielo dico, ma sappi che non sono d’accordo»
«Senti Lucià, io non discuto del momento fine a sé stesso che, come sai, è molto bello ed interessante come tutti i discorsi che ho il piacere di avere quando sono con te»
«Ma…?»
«Ma ‘sta tisana…» cominciai.
«… è ‘na vera schifezza!» concludemmo insieme ridendo come due stupidi.
«No davvero… fa proprio schifo!» dissi coprendomi la faccia con una mano e con l’altra poggiando la tazza sul tavolino accanto al piccolo divano della cucina dove sedevamo.
«Dissento. È buona e me ne verso pure un’altra tazza»
«Sul serio ti piace oppure hai già digerito e ti rimetteresti a mangiare di nuovo?»
«Per oggi ho dato col cibo»
«Ci hai dato veramente sotto… per un attimo ho avuto paura che ti sentissi male a tavola, mannaggia a te»
(to be continued)
³ “Bisogna pregare affinché ci sia una mente sana in un corpo sano”.
⁴ Mangiare in quantità smisurata.
⁵ Tratto da Così parlò Bellavista edito da Mondadori di Luciano De Crescenzo.
⁶ Tratto da Il Dubbio edito da Mondadori di Luciano De Crescenzo.
⁷ Il tema.
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Di corsa. Le scale. Di corsa.
Dovevo fare tutto di corsa. Alzarmi dal letto, uscire dalla stanza, spingermi in corridoio, fare le scale, raggiungere la cucina… solo che al buio era tutto molto difficile. Dovevo stare attenta a non inciampare nelle pantofole, a non urtare le statuine in ceramica poggiate sui mobiletti dell’ androne, a non sbattere contro la poltroncina dietro la porta della mia stanza, a non infilare la vestaglia nei sottovasi delle piante e ritrovarmela il mattino dopo sporca di terriccio su un alone giallognolo di umidità, dovevo insomma stare attenta a non fare il minimo rumore per non disturbare la quiete del tuo sonno; e ci ero quasi riuscita quando, dopo esser scesa di sotto, vidi in controluce un’ombra uscire dalla porta del bagno.
«AHHHHH!!!!!» urlai in preda al terrore.
Cercai l’interruttore della luce sulla parete destra. Manco il tempo di far arrivare la corrente al lampadario che m’accorsi che pure l’ “intruso” si era spaventato a morte quanto me, saltando in aria come un grillo.
«Lucià, ma che mi vuoi far morire d’infarto?»
«Per morire d’infarto bisogna avere un cuore prima. Tu ce l’hai un cuore?»
«Ma che ore sono?»
«Pressappoco le due»
«Mado’ e tu pure a quest’ora ti vuoi mettere a parlare dei massimi sistemi? E mo’ dove vai?»
«In salotto. Vado a mettermi bello comodo sul divano per provare a leggere un po’»
«A leggere??? A quest’ora???? Ma si sciut pazz?»
«Ho detto provare»
«E perché non provi a dormire invece di leggere?»
«E ti pare che non ci abbia già provato? Se sto qui una ragione deve pur esserci»
«Appunto, sentiamo: qual è ‘sta ragione che ti costringe a stare in piedi a quest’ora della notte?»
Silenzio. Seguì un faccia a faccia, occhi negli occhi. Certe volte non ero in grado di dire se chi mi guardava era un bambino oppure un uomo con il peso della saggezza acquisita con gli anni ma che, tutto sommato, gli regalava comunque le sembianze di un bambino birichino. Quella volta sul volto era stampata l’espressione di un bimbo che l’aveva fatta grossa.
«Ho un po’ di mal di stomaco»
«Ah sì?»
«Devo aver mangiato troppo stasera»
«E tu mo’ te ne accorgi? T si scuofanato nu piatt¹ abbondante di pasta asciutta al ragù, nu’ vassoio di friarielli e fritto di mare, ‘a mozzarella di bufala che era grossa quanto una zizza di mia nonna, antipasto, pizza, pizzette, pastiera, babà, caffè, ammazzacaffè, due bottiglie di Gragnano e mo’ ti lamenti che hai mal di stomaco?»
«Qua veramente non si è lamentato nessuno, mi hai fatto una domanda e ti ho dato una risposta»
«Tu non mi ascolti mai. Avoglia io a lanciarti occhiatacce per costringerti a non esagerare quando sei a tavola! Ma tu no, no… devi mangiare! Fino a schiattare! Secondo te perché io non mi abbuffo?»
«Perché appartieni a quel cinquanta per cento delle persone al mondo che fanno la dieta invece di apprezzare il cibo, soprattutto quando si è in buona compagnia. Se invece appartenessi al cinquanta per cento delle persone che muoiono di fame ti accorgeresti di quanta soddisfazione si ricava da un piatto di pasta o da un pezzo di pane»
«E tu fai parte di quelli che muoiono di fame?»
«Né di una parte né dell’altra, mi accontento di vivere il presente e di godere di tutto ciò che si ha a disposizione senza desiderare di più e senza desiderare di meno»
«Mo’ ricominci coi tuoi discorsi da filosofo?»
«Pure tu smettila di considerarmi filosofo come sono abituati a fare tutti gli altri, non sono mai stato un filosofo, al massimo un divulgatore del pensiero dei grandi uomini del passato: Socrate, Omero, Seneca, Platone, Aristotele, Nietzsche, Ovidio, Bergson, Fellini, Chuang-Tzu, Totò, Epicuro…»
«Totò?»
«Totò»
«Il Principe De Curtis?»
«Sissignore»
«Ma mi spieghi mo’ che c’entra Totò con i tuoi amici filosofi?»
«Figlia mia, devi sapere che Totò prima di essere un comico era un filosofo e lo sai chi è il filosofo? Il filosofo è colui che, avendo come riferimento continuo la morte, è in grado di praticare il distacco dal Potere. E dal momento che si parla di distacco, va detto che anche Bergson lo considera il secondo componente indispensabile della risata.² Totò aveva entrambi questi requisiti: il riferimento con la morte e il distacco dal Potere. La poesia ‘A livella è una chiara conferma del primo, mentre il suo grido di guerra “Siamo uomini o caporali?” è una conferma del secondo. E proprio il fatto che non curava la regia dei suoi film ci fa capire che se ne fregava di apparire un maestro del cinema. Non si curava dei cognomi dei personaggi coi quali doveva recitare, piuttosto badava bene a cognomi sui quali poteva ricamarci sopra, tipo un La Quaglia, un Trombetta, un Lo Turco. Totò d’altronde era epicureo per eccellenza, e non uno stoico convinto che siamo nati per soffrire».
Lupus in fabula, una smorfia di dolore ti arricciò la faccia costringendoti a piegarti in avanti e a mettere una mano all’altezza dello stomaco.
«Ingegnè, alla faccia di Epicuro, lei mi sembra che in questo momento stia proprio soffrendo e quando è così, sa che le dico? Mi segua in cucina che le faccio una bella tisana così la fa digerire e le allevia un po’ il dolore».
(to be continued)
¹ Trad.: ti sei divorato un piatto abbondante.
² Tratto da Il caffè sospeso edito da Mondadori di Luciano De Crescenzo.