Charlie Brown
"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)
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"Negli altri spesso vediamo la parte peggiore di noi,
ed è contro quella che ci scagliamo,
ma lo capiamo sempre troppo tardi".
(Camilla Costanzo, Tempo al tempo Mondadori Editore 2025)
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Ieri è ricorso l'anniversario della morte di Luciano De Crescenzo. Sono passati sei anni.
Come tutte le volte che accedo al mio profilo social, sono solita andare a dare un'occhiata alla pagina Fb del mitico Luciano dove è possibile imbattersi in video di trasmissioni tv in cui ha partecipato, massime colte dai suoi libri, ricordi, foto tratte dall'album di famiglia e tanto altro.
Ieri c'era una foto bellissima accompagnata da un aneddoto pescato dall'archivio dei ricordi di Luciano. Sono seguiti i commenti, tutti positivi, rivolti a questo grande intellettuale di altri tempi.
Faceva eccezione una persona, che ho trovato modestamente poco colta ma soprattutto poco intelligente, che ha lasciato un commento poco carino nei riguardi di De Crescenzo. Gli ho fatto notare - garbatamente - che stava muovendo un'osservazione non proprio gentile, e che auspicavo in futuro cambiasse idea sul mio e il vostro Luciano (perché Luciano è di tutti). Ha cominciato ad imbastire una polemica che non finiva più, col chiaro intento di mirare solo a quello e non di mettere in piedi un discorso costruttivo mirato invece all'approfondimento, alla comprensione e all'ascolto.
Dopo il primo approccio col soggetto in questione (al quale provavo di far capire, con scarso successo, che non c'era bisogno di scaldarsi) ho lasciato perdere. La mia risposta gliel'avevo data, e gliel'avevo data attraverso le parole di Luciano che il tizio considerava privo di talento, di merito e che, sempre secondo lui, era un autore che non aveva dato alcun apporto utile alla società, alla scuola, alle istituzioni, alla politica e alla cultura in generale.
Per chi ha voglia di soddisfare la propria curiosità le parole di Luciano sono queste: ''Tacere non significa che io non abbia niente da dire, o che quello che vedo mi sta bene. Il mio tacere vuol dire: ''Ho capito chi sei e non vali nemmeno la mia attenzione". Il silenzio non è vuoto, ma è pieno di risposte. È solo quando riesci a tacere, evitando discussioni inutili, che mostri la tua intelligenza e la tua saggezza. Questa è quel genere di filosofia che non è nata per essere insegnata, ma per essere praticata''. (e la sottoscritta ne ha fatto un grande insegnamento e la pratica molto spesso).
Il post che propongo qui sopra - uno screenshot del blog di Natangelo - mi dà la conferma che quel che andava dicendo il "gentil signore" erano solo chiacchiere buttate al vento per la pura gioia di fare (ormai e purtroppo!) la solita guerra sui social a suon di insulti.
Come se poi non bastasse la guerra di tutti i giorni, sia quella politica che quella personale di ognuno di noi.
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La fine di un amore, la preservazione di quello che un tempo era stato il più idilliaco di tutti i sentimenti, la voglia di rimettersi in gioco e rivivere la vita, i desideri, le passioni, anche se si è giunti alla fatidica età di cinquant’anni. Ed eccoci giunti all’ennesimo spettacolo in cui si dipanano le vicende di una coppia non più giovane che decide di separarsi per il bene di entrambi e dei propri figli, soprattutto per Paolo che diventa maggiorenne il giorno stesso della separazione dei genitori con cui convive, situazione un po’ meno traumatica per sua sorella invece che vive all’estero lontano dalla famiglia.
Ad incarnare i due cinquantenni in crisi sono Simona D’Angelo (Ginevra) e Franco Oppini (Xavier). Conosciutisi sui banchi di scuola del liceo e convolati a nozze giovanissimi, dopo trent’anni un bel giorno prendono coscienza che la vita di moglie e marito sta stretta a tutt’e due, che hanno bisogno dei propri spazi, della propria individualità, della propria identità, insomma in una parola sola desiderano ritornare quel che erano stati un tempo, soprattutto Xavier che ama tanto comporre musica ed esibirsi nei locali (hobby questo che avevo messo da parte perché ostacolato da Ginevra). continua a leggere
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Il motivo più comune che ci spinge a consultare uno psicanalista è per conoscere se stessi e superare i propri traumi o problemi. Ma cosa succede se è proprio lo psicanalista a non conoscere se stesso e ad essere intrappolato in gabbie mentali?
È quello che capita a Giulia (Raffaella Rea) alle prese coi suoi pazienti e con un problema che la affligge: quello di essere troppo bella. Eh sì, perché se da un lato la bellezza può essere un vantaggio, dall’altro può rivelarsi un’arma a doppio taglio come nel caso della protagonista della commedia di Massimo Natale, La bella è la bestia, costretta ad imbruttirsi per evitare che i pazienti si innamorino di lei facendole delle avances e compiendo pericolosi transfert. continua a leggere
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“Io direi che il tango e la milonga esprimono in maniera diretta qualcosa che i poeti, molte volte, hanno voluto fare con le parole: la convinzione che combattere può essere una festa (…) senza mondo senza un tesoro comune di memorie e vocabili attraverso il linguaggio non ci sarebbe certamente letteratura, ma la musica prescinde il mondo, potrebbe esistere la musica e non il mondo. La musica è volontà è passione; il tango antico, in quanto musica, suole trasmettere in maniera diretta questa bellicosa allegria”.
(Jorge Luis Borges)
Con Borges Piazzolla Giorgio Albertazzi rende omaggio a uno dei più noti scrittori argentini e al grande musicista d’avanguardia Astor Piazzolla. L’incontro tra i due artisti, avvenuto negli anni sessanta, segnerà un momento fondamentale della loro vita (e nella cultura letteraria e musicale del tempo), a compimento di due percorsi legati indissolubilmente da un unico afflato: il tango. continua a leggere